#18 LUCIANA / CERCOLA

Luciana Esposito nasce a Cercola nel 1984.

Dopo una infanzia tranquilla, comprende che il giornalismo è la sua strada durante l’ultimo anno di liceo, quando la sua vita e quella di tutti gli studenti del Liceo Scientifico “Salvatore Di Giacomo” di San Sebastiano al Vesuvio viene stravolta da un violento episodio di cronaca: il 5 aprile 2003, all’uscita di scuola, il 17enne Paolino Avella perde la vita schiantandosi contro un albero, nel disperato tentativo di fuggire da due malviventi che volevano rubargli lo scooter. Pochi giorni dopo, Paolino avrebbe compiuto 18 anni, invece, la sua vita subisce una brusca battuta d’arresto, sotto gli occhi sconvolti ed increduli dei suoi compagni di scuola.

Luciana continua gli studi ed inizia a muovere i primi passi nel mondo del giornalismo, sviluppando un crescente interesse per le dinamiche e le problematiche che attanagliano la periferia orientale di Napoli, in particolare, Ponticelli: il quartiere partenopeo geograficamente più esteso e densamente popolato.

L’11 luglio 2014 fonda Napolitan, il suo giornale online, un progetto editoriale indipendente nel quale convergono la sua passione per il giornalismo e quella per la ricerca della verità, il tutto con sullo sfondo un desiderio ben preciso: Luciana sogna di riuscire ad allestire, un giorno, una redazione completamente costituita da giovani sottratti alle grinfie della camorra.

Un mese dopo la nascita del suo giornale, a Barra viene arrestato uno dei responsabili della morte di Paolino Avella e per la prima volta, da giornalista, Luciana ha la possibilità di onorare la memoria di quell’amico che ha visto morire sotto i suoi occhi e che non ha mai dimenticato.
Un proposito perseguito nel corso degli anni, insieme ad Alfredo Avella, il papà di Paolino, tra i fondatori del coordinamento dei familiari delle vittime innocenti della criminalità che ha saputo tramutare il ricordo di quel figlio morto all’alba dei 18 anni in impegno civile.

Nell’estate del 2015, contestualmente all’avvio di un progetto di riqualificalificazione artistica e rigenerazione sociale del quartiere Ponticelli (attraverso la realizzazione di diverse opere di street art su iniziativa e a cura di INWARD Osservatorio sulla Creatività Urbana), Luciana entra in contatto con gli abitanti del Parco Merola, il fatiscente rione di edilizia popolare destinato ad accogliere quei murales. Entrando subito in sintonia con la comunità locale, inizia a raccoglierne le richieste e i malumori, fino a diventare la portavoce di quei cittadini ed interfacciandosi con l’amministrazione comunale, riesce a dare il via ad una serie di interventi di manutenzione volti a migliorare la qualità della vita in quel contesto.

Nell’ottobre dello stesso anno, nel vicino Rione Conocal di Ponticelli, viene uccisa in un agguato di matrice camorristica la donna-boss Annunziata D’Amico, reggente dell’omonimo clan. “La Passillona”, questo il soprannome della lady camorra giustiziata come un boss, è imparentata con la moglie del ras del Parco Merola, il pregiudicato Giuseppe Cirella, tornato in libertà da pochi mesi, dopo aver scontato 10 anni di carcere.

La moglie di Cirella, in seguito a quel barbaro omicidio, rivela una serie di informazioni riservate a Luciana che ben presto finiscono sul suo giornale, scatenando l’ira del clan D’Amico che fa scattare una vera e propria “caccia al traditore”, comprendendo immediatamente che c’era stata una fuga di notizie nell’ambito della cerchia dei parenti, essendo gli unici a disporre di quelle rivelazioni, diventate inaspettatamente di dominio pubblico.

Poche settimane dopo, Luciana viene brutalmente aggredita da Carmela Cirella, la primogenita della coppia, incinta all’epoca dei fatti.
Luciana è quindi costretta ad abbandonare il suo ruolo di portavoce della comunità, ma non intende rinunciare al suo lavoro.
Qualche giorno dopo, proprio mentre si trova al Parco Merola per documentare l’avvio dei lavori che avrebbero portato alla realizzazione di un nuovo murale, viene brutalmente aggredita prima da Giuseppe Cirella e poi da sua moglie che, raggiungendola lungo la strada che costeggia la villa comunale del quartiere, prima la picchia selvaggiamente e poi cerca di trascinarla in macchina.
Una scena che si consuma sotto gli occhi impassibili di centinaia di persone: come tutti i lunedì mattina era in corso il mercato rionale.

È il 21 dicembre del 2015 e le forze dell’ordine invitano Luciana ad allontanarsi da Napoli per qualche tempo: durante le festività natalizie, negli ambienti malavitosi napoletani, vige il barbaro rituale di sparare in cielo per festeggiare. Ragion per cui, gli inquirenti temono che la giovane giornalista possa rimanere vittima di un “proiettile vagante”.

La vicenda di Luciana viene intercettata da Claudio Silvestri, neo segretario del rifondato sindacato dei giornalisti della Campania che immediatamente allerta la FNSI – Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Luciana diventa così la prima giornalista italiana a beneficiare della “scorta mediatica”: il provvedimento fortemente voluto dal presidente Giuseppe Giulietti per illuminare le periferie e le inchieste di quei giornalisti che, come Luciana, finiscono nel mirino delle mafie, perché ritenuti portatori sani di verità scomode.

La storia di Luciana conquista la ribalta mediatica nazionale e il suo impegno giornalistico conquista diversi premi e riconoscimenti, ma questo non frena le velleità nella camorra: nel 2016, la giornalista arriva a sporgere circa 20 denunce per intimidazioni e minacce.

Quando prende il via il processo contro i suoi aggressori, il Sindacato Unitario dei Giornalisti della Campania, d’intesa con la FNSI, si costituisce parte civile, volendo così rimarcare che chi aggredisce un giornalista, attenta all’articolo 21 della costituzione e al diritto di essere informati dell’intera collettività.

Nel febbraio del 2019, nell’ambito del XXVIII congresso della FNSI, Luciana viene eletta consigliera della Federazione Nazionale della Stampa Italiana. Attualmente è l’unica donna campana a ricoprire questo incarico.

Malgrado le minacce e il processo contro i suoi aggressori tutt’ora in corso, Luciana ha scelto di restare. Continua a lavorare e a vivere a Ponticelli, seguitando a sbattere sulle pagine del suo giornale le malefatte della camorra ed è ancora più determinata a realizzare il suo sogno: disporre di una redazione costituita da giovani “scippati” alla malavita.

Niente male per una #SNIP!

#NatiPeriferici #WeAreSNIP #ProudToBeSNIP