#17 NICOLA / MELITO

Nicola Felaco nasce ad Aversa nel 1985 ma praticamente subito si trasferisce a Melito, periferia nord di Napoli.

Fin da bambino dice a tutti che da grande farà il pittore. Cresce, infatti, circondato da quadri di suo padre tipografo che dipingeva per hobby nel weekend, tra odore di tempera e sugo della domenica, mentre sua madre canta tutto il giorno con la radio tra Mina e faccende di casa. Un’infanzia serena fino a quando a 12 anni suo padre perde il lavoro, quindi per i suoi genitori la scelta per il liceo di Nicola è tra “il sogno di fare l’artista” e il “mirare a qualcosa di concreto”.

Nicola decide di seguire l’istinto e di iscriversi al liceo artistico. Torna molto spesso dopo le 18 a casa, perché al liceo si sente come in un mondo a parte: può sognare, può persino truccarsi gli occhi e dipingersi i jeans per suonare con la sua band, al contrario di quando torna a casa, a Melito, dove è costretto a nascondersi dai pregiudizi.

“Se penso soltanto che quando i miei decisero di trasferirsi a Melito, come rituale di benvenuto, dovetti fare a botte con una baby gang per capire il loro concetto di rispetto, capisci che li si respirava un’altra aria, ma iniziavamo a volerci bene perché li ascoltavo tantissimo, erano spesso mazzate tra di loro e volevo capire da dove venisse quella rabbia. Non tutti avevano avuto l’opportunità e la voglia di studiare e mentre alcuni preferivano abbandonarsi, altri venivano a fare ripetizione a casa per prendere almeno la terza media ed aspirare ad un lavoretto decente, perché nel gruppetto del quartiere ero uno di “quelli che studiavano” o “quello strano che faceva i disegni sul muro” o meglio ancora “facevo le cose al computer” ma ci legava la partita a calcetto in strada e le giornate nella sala giochi del bar sotto casa tra un coprifuoco e l’altro siccome Melito era la terra di mezzo per la faida dal 2004 tra Scampia e Secondigliano.”

Finito il liceo Nicola vende un paio di quadri, mette da parte qualche soldo e scappa a Milano per fare il test d’ammissione all’Accademia di Brera.

“Lo passo subito! Wow e mó? Tocca trovare subito un lavoro per sostenermi, passo dal promoter per la Mondadori di Piazza Duomo del ‘Ciao che musica ascolti, che libri leggi?’ al call center per il 119 della Tim per la gente che sbagliava a fare le ricariche telefoniche, quindi insieme alla borsa di studio e tanto sacrificio dei miei riesco ad andare avanti, ma non molto.”

2005, dopo un anno circa di Accademia, il buio. Suo padre ha un infarto e Nicola manda l’università all’aria. Resta a Melito, prima fa il portinaio e fa passare la noia disegnando siti web, poi trova lavoro come grafico in un centro stampa digitale di fronte al suo vecchio liceo.

“Principalmente facevo fotocopie e ogni tanto un biglietto da visita o un volantino qua e là ma potevo pagarmi internet e permettermi più di una cena autonomamente, pensavo all’enorme sacrificio dei miei, volevo ripagarli di tutto.”

Ma gli servono più soldi, decide di cambiare e tramite un amico trova lavoro in un’altra azienda di stampa digitale a Volla.

“Se mio nonno raccontava della guerra, io racconterò ai miei nipoti che ho fatto il pendolare in circumvesuviana. Decisi di lasciare ma andai a sbattere contro un personaggio particolare che si accanì contro di me portandomi ad affrontare una causa penale che vinsi dopo 5 anni.
Ricordo che in una chiamata al telefono mi consigliò di spegnere i miei sogni perché conoscendo la mia situazione familiare non avrei potuto permettermi un avvocato penalista.”

È il 2010, nel frattempo Nicola ha avuto la forza e il coraggio di entrare a lavorare prima come Visual Designer poi come Art Director in una delle realtà campane digitali di rilievo: Nascar poi acquisita dal gruppo Triboo. A 25 anni si divide tra l’emozione di lavorare su clienti come Ferrari, Moleskine, Original Marines, Ducati, Maybach e la rabbia di combattere una vigliaccata e tenersi stretto un sogno.

Nicola inizia in parallelo a fare l’illustratore freelance sotto il nome di Felasquez per clienti come Fly Emirates e la rivista Wired UK, US, Italia e Japan illustrando personaggi come Will.I.Am, Larry Page di Google fino ad illustrare il lancio ufficiale dell’Airbus A350. Arrivano gli iPhone e le applicazioni, il suo nome inizia a girare nella community dei designers.

Nel 2012 riceve una chiamata dal CEO di una startup appena nata di nome Musixmatch per raggiungerli a Bologna dove vive 6 anni. Lavora prima ad un progetto che porterà i testi musicali su una giovanissima Spotify, poi lavora al rebrand e alla nascita della community che costruirà il catalogo di testi e così arriva nel 2018 a legare partnership con Google, Apple Music fino a Facebook per dare l’opportunità oggi agli utenti di inserire i testi nelle Instagram Stories.

A fine 2018, dopo 6 intensi anni Nicola riceve una chiamata da Stoccolma: è un Head Hunter di Spotify.

“Ricordo benissimo di aver pianto per la prima volta allo specchio, non potevo crederci. Volevo mettermi in gioco, imparare dai grandi, continuare a sognare, affrontare le paure e toccare i miei limiti.
Oggi, lavoro da Spotify tra Stoccolma, Londra e New York, in particolare sul player e su vari progetti di cui tre hanno già visto la luce quest’anno e sono il lancio dei testi musicali in Latin America e South East Asia, i video per i Podcasts e la possibilità di condividere l’ascolto in tempo reale con altre persone rivelatasi fondamentale soprattutto in questo periodo di lockdown.”

A gennaio 2020 Nicola viene promosso a Principal Designer.

“Se mi guardo indietro mi rendo conto che la vita me la sono dovuta disegnare, facendo spesso l’artista sugli errori, sognando, sbagliando e ripetendomi che tutto andrà bene alla fine e se non va bene, allora non è la fine.”

Niente male per uno #SNIP!

Niente male…

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