#16 SALVATORE / MUGNANO

Salvatore Esposito nasce a Napoli nel 1986.

Cresce a Mugnano, alla periferia di Napoli, e fin da bambino nutre la passione per la recitazione, passione non ereditata dalla famiglia, visto che il padre è un barbiere.

In vacanza, quando si reca con i fratelli nei villaggi turistici, Salvatore si fa sempre notare per le recite e, raggiunta la maggiore età, inizia i suoi studi di recitazione presso la Scuola di cinema di Napoli per poi trasferirsi a Roma dove studia con l’acting trainer Beatrice Bracco.

Nel 2013 fa il suo esordio televisivo con Il clan dei camorristi, interpretando il ruolo di Domenico Ruggiero, e nel 2014 arriva il successo al grande pubblico con la serie TV Gomorra, alla quale Salvatore partecipa come protagonista in tutte e quattro le stagioni nel ruolo di Genny Savastano.

«Come sono diventato Genny Savastano? Mi hanno scelto dopo 1200 aspiranti attori. Ero dall’altra parte, ero assistente ai provini, davo le battute ai candidati. Poi un giorno Laura Muccino e Stefano Sollima hanno scelto di provare me. In questo mestiere, come nella vita, non mi bisogna mai mollare. Specialmente quando cercano di buttarti giù».

A 34 anni, ha accumulato più esperienza di quel che pensano molti dei fan di Gomorra: è passato dalla serie tv ‘Il clan dei camorristi’ a ‘Lo chiamavano Jeeg Robot’ (diretto da Gabriele Mainetti), fino a ‘Veleno di Diego Olivares’. Non solo. È stato nella commedia fantascientifica dei The Jackal ‘Addio fottuti musi verdi’ e ha dato vita al rapper di ‘Zeta’ di Cosimo Alemà e al giovane gay che lotta per affermare il proprio amore in ‘Puoi baciare lo sposo’ di Alessandro Genovesi. Senza dimenticare ‘Taxi 5’, prodotto da Luc Besson. A Venezia, invece, ha portato il cortometraggio di Tony D’Angelo ‘Nessuno è innocente’, dove recita nei panni di Ermanno, ingegnere catapultato per lavoro nel quartiere di Scampia.

«Non è un caso, io sono nato poco lontano da lì. E poi, naturalmente, volevamo sfruttare il “fattore Gomorra”, che è ormai un marchio internazionale. Da un certo punto di vista, è un vantaggio incredibile esserne tra i protagonisti, all’estero ci trattano come le star di Breaking Bad. Dall’altro, purtroppo, troppo spesso sento dire che Gomorra promuove il mito della criminalità organizzata. Fatte le dovute proporzioni, è come se dicessimo che William Shakespeare ha ispirato suicidi, tradimenti e omicidi: un’assurdità.

Gomorra è una forza narrativa che racconta dinamiche criminali conosciute nel mondo, ma non si limita a Napoli: parla del lato oscuro che potrebbe dominare in ogni periferia o città. È tutto lì, il suo fascino.

E poi non spetta certo al cinema avere intenti educativi: non è la televisione a essere assente nei quartieri difficili, ma di questo nessuno vuole prendersi la responsabilità».

Nel 2016 pubblica il suo primo libro, dal titolo ‘Non volevo diventare un boss. Come ho realizzato i miei sogni grazie a Gomorra’, edito da Feltrinelli.

«Anch’io sono cresciuto nell’hinterland napoletano, a Mugnano di Napoli, e ho frequentato ragazzi che hanno preso altre strade: alcuni sono morti, altri sono in galera. Io però ho avuto la fortuna di avere genitori che mi hanno sempre sostenuto: la famiglia, quando nasci in zone abbandonate a se stesse, è l’unico riferimento. Ai ragazzi dico di essere forti e prepararsi, al cinema come nella vita ci sono molte ingiustizie. Anni fa ho seguito un corso alla Scuola di cinema di Napoli, avevo il pallino della recitazione sin da quando a sei anni interpretai Fred Buscaglione in un villaggio turistico in Puglia, da piccolo volevo sempre primeggiare. Al liceo ho recitato ne “L’importanza di chiamarsi Ernesto” e in “Peter Pan”, poi ci sono stati anni bui in cui ho lavorato al McDonald’s e lasciai l’università per questo. Fu mio nonno a consigliarmi di seguire la strada che amavo di più, da quel momento mi impegnai a tempo pieno nella recitazione».

In fondo, Salvatore è la testimonianza vivente di come Napoli riesca a coltivare talenti e buone persone, non solo criminali. Non che ce ne fosse bisogno, ma ancora una volta siamo qui a ribadirlo poiché al messaggio della violenza e della cattiveria si risponde con la gentilezza di un’anima come quella di Salvatore.

Niente male per uno #SNIP!

Niente male…

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