#15 ANNA / BARRA

Anna Trieste nasce a Napoli nel 1984.

Napoletana doc, cresce a Barra, periferia est della città, dove vive ancora oggi. Fin da giovane si rende conto di essere una che in linea di massima detesta parlare di sé in terza persona però si scopre amante delle parole e della loro infinita mutevolezza e dunque approfitta di tutte le occasioni possibili e immaginabili per utilizzarle e manipolarle.

Dovendo muoversi ogni giorno da Barra per recarsi a Napoli a studiare, inizia a condividere quotidianamente con il mondo, attraverso i social, le sue avventure di piccola fiammiferaia barrese alle prese con la Circumvesuviana. Lo fa con un linguaggio diretto e con una precisa scelta linguistica e di registro: quella di utilizzare, anche al di là dei confini partenopei e dunque anche quando a leggere ed ascoltare non ci sono soltanto napoletani, non solo l’italiano ma pure parole ed espressioni idiomatiche proprie della lingua napoletana.

«Ma è la mia lingua madre, non ci vedo nulla di strano, sarebbe come dire a Verlaine (e mi scuso con Verlaine per il paragone irrispettoso) che ha fatto dell’uso del francese il suo cavallo di battaglia. Gesù! Quello è francese, comm’ adda parlà? Io sono un’italiana di Napoli e dunque parlo italiano e napoletano. Spesso nella stessa frase, lo so, è imperdonabile».

Ben presto la passione per le parole e la scrittura si uniscono a quella per il Napoli Calcio e Anna inizia la sua carriera di giornalista ed opinionista sportiva, abbandonando il sogno di quella toga da giurista internazionale per cui con fatica aveva studiato, ed iniziando a collaborare dapprima con il Roma e poi, negli anni, – tra gli altri – con Affaritaliani, Corriere del Mezzogiorno, Napolista e Il Mattino.

Intanto i suoi cinguettii iniziano ad accompagnare le partite del Napoli e rimbalzare come palline da tennis su Twitter, fino a diventare un appuntamento fisso per qualsiasi tifoso Napoletano che si rispetti.

Qualche volta va pure in televisione: prima al Processo del Lunedì su Rai Tre, poi a Tiki Taka su Italia Uno, a Il Bello del Calcio su Canale 21 e a Quelli Che Il Calcio a Rai 2.

Nel 2018 fa il suo “debutto” al cinema in versione cartoon, prestando la sua voce molto particolare a Sofia, una delle perfide e volgarissime sorellastre di “Gatta Cenerentola”, film di animazione rivelazione del Festival di Venezia 2017 e candidato in sette categorie ai David di Donatello 2018.

«In “Gatta Cenerentola” io ho fatto solo un cammeo nel doppiaggio ma è chiaro che se mi avessero chiamato anche solo per fare un rutto io ci sarei andata di corsa. Sono una realtà bellissima, napoletani che fanno capolavori di animazione moderni restando a Napoli e “costringendo” il mondo a guardare giustappunto a Napoli. Ecco, così si inverte il senso di marcia: restando qui, se possibile, e creando qui le condizioni per fare impresa e cultura. Due cose di cui Napoli ha disperatamente bisogno, e ciò dal Vomero a Posillipo passando per Barra e per Scampia. I soldi non fanno la felicità figuriamoci se fanno la cultura. Per quanto riguarda poi la “narrazione” di Napoli, io credo che l’errore stia proprio nella pretesa di voler raccontare questa città in maniera univoca. Ma Napoli è multiforme, stratificata in verticale e orizzontale, come si fa a raccontarla soltanto in un modo? Certo, ultimamente va più di moda la narrazione a tinte fosche, quella che vuole Napoli come un set permanente di Sodoma e Gomorra ma mi pare che le narrazioni diverse non manchino, Gatta Cenerentola è un esempio, forse bisognerebbe prestarci un poco più attenzione, anche sui media».

Anna è la prima ad aver “sdoganato” l’uso della parolaccia sui social, tant’è che su Facebook si definisce ‘suggeritrice di male parole’. Ha fatto della napoletanità il suo punto forte, e con elevata ironia affronta temi sociali importantissimi e soprattutto ‘non le manda a dire’.

Ai tanti giovani sfiduciati suggerisce di seguire il proprio istinti, sempre.

«Se vi dice di andare via, andate. Se vi dice di restare, restate. Se non vi dice niente, non fate niente. Non andate mai contro il vostro istinto, tanto prima o poi verrà a prendervi dove state state e vi riporterà dove voleva lui. Con me ha fatto così: mi è venuto a prendere mentre preparavo la tesi di laurea in diritto internazionale e cercavo di convincermi che veramente fare l’avvocato era la mia unica aspirazione e mi ha rimesso una penna in mano portandomi per le ‘recchie’ dentro alla redazione di un giornale. Tanto vale starlo a sentire da subito, no?».

Niente male per una #SNIP!

Niente male…

#NatiPeriferici#WeAreSNIP#ProudToBeSNIP